Mese di Maggio: Pensare e generare un mondo aperto (Fratelli tutti, cap.III)

Pubblicato giorno 9 maggio 2021 - Archivio, Insieme si può, Riflessioni

FRATELLI TUTTI

 PENSARE E GENERARE UN MONDO APERTO

-Un mondo aperto alla LIBERTA’ E QUINDI AL BENE COMUNE-

Nel vissuto concreto di Papa Francesco, riconosciamo ed apprezziamo il suo spiccato senso di libertà, una libertà che genera Amore.

Un amore che non si vincola e non vincola, ma superando le tante difficoltà RISPETTA.

Solo chi ama senza misure può scrivere un’ enciclica sognando e invitando

l’UMANITA’ ad essere FRATELLI TUTTI.

Esempio pratico di fraternità sul campo è proprio lui, il nostro Papa, che tante volte non rispetta i protocolli previsti, per porgere un gesto di vicinanza a chi è più disagiato, abbracciando come San Francesco Sorella sofferenza e Sorella povertà, e soprattutto Sorella DIVERSITA’.

La Regola Francescana è fortemente sentita in tutto il Suo vissuto, e con sana energia ci ricorda che “LA VERA FELICITA’, SI TROVA NEL DONO DI SÈ E, OGNI VITA HA UN SENSO SE SI BASA SUI LEGAMI, SULLA COMUNIONE E SULLA FRATELLANZA”

Questi tre elementi sono fortemente radicati in noi, ma quando scendiamo da Gerusalemme a Gerico, abbiamo forti difficoltà a riconoscere il povero uomo maltrattato dai briganti.

Abbiamo difficoltà perché tante volte le sue ferite non sanguinano, anche se, spesso, ha una forte emorragia interna.

Altre volte ai nostri occhi il malcapitato appare arrogante e prepotente, ma spesso nasconde la sotto una maschera la sua enorme fragilità e il suo dolore.​

L’invito che il Papa ci rivolge, è quello di allenare il nostro cuore al BENE, a volgere uno sguardo, che và al di là delle apparenze.

In questo ci vengono in aiuto ATTI DEGLI APOSTOLI, che ci descrivono come avviene la conversione di San Paolo.

Gesù lo sceglie come Apostolo e la SUA scelta è tra persone difficili, non a caso tra gli esattori delle tasse, tra coloro che maltrattano e perseguitano i Cristiani e in modo particolare i più fragili.

Eppure, in Paolo, LUI ha visto oltre e …….accarezzandolo con lo sguardo e chiamandolo per nome, gli ridona un’identità nuova, sicuramente più umana, cosa che Paolo, ormai aveva perso, quindi lo invita a cambiare vita .

Altro esempio concreto lo troviamo anche nella Parabola del PADRE MISERICORDIOSO, questo Padre che pur ricordando il tradimento del figlio, al suo pentimento apre le braccia e lo accoglie. Anche noi, memori del fatto, che siamo tutti debitori insolvibili, siamo invitati all’accoglienza e al perdono.

Siamo abituati al modo ironico che Papa Francesco è solito utilizzare, per cui è bello capire cosa ci consiglia per fare tutto ciò.

Il nostro Papa ci dice che essendo il cuore un muscolo, siamo inviatati ad allenarlo poco per volta, lasciandoci palestrare da Gesù, che è stato ed è per noi un MAESTRO d’AMORE senza misura.

Quindi siamo invitati ad evitare inutili giudizi e peggio ancora condanne gratuite.

Queste tra le piccole dritte che il Papa ci dà invitandoci a farci Santi.

A tal proposito un esempio tra i SANTI per AMORE dei nostri giorni, ricordiamo ROSARIO LIVATINO, chiamato il GIUDICE RAGAZZINO, morto a 38 anni ad Agrigento in Sicilia nel 1990.

Ucciso dalla mafia, per non essersi compromesso e non aver accettato facili vantaggi.

Questo giudice ci ha lasciato un motto che spiega tutto il suo credo:

“QUANDO MORIAMO NESSUNO CI VERRA’ A CHIEDERE PER QUANTO TEMPO SIAMO STATI CREDENTI, MA QUANTO TEMPO SIAMO STATI CREDIBILI.”

L’invito che il Papa ci lancia per allargare gli orizzonti della CREDIBILITA’ è quello di evitare di custodire il proprio io , come BENE ASSOLUTO, e di conseguenza diventare autoreferenziali.

E’ bello e sano, saperci rapportare con chi cammina con noi perché la diversità ci aiuta a crescere e a servire quindi sforzandoci ad essere come dice la canzone che ben conosciamo “SERVI PER AMORE”

Molto spesso quando non abbiamo molti confronti, restiamo piegati su noi stessi e non riusciamo a giocarci la carta dell’Amore che genera anche la Carità.

Per Carità intendiamo quel movimento che ci porta a prenderci cura, non a modo nostro, ma nel modo in cui ci è chiesto o fatto capire.

Molto spesso il TALE al ciglio della strada potrebbe avere bisogno di una spesa , di una mensa a cui sedersi per mangiare, o di una moneta per pagare il pigione, ma tante volte ha bisogno di RACCONTARE, di raccontarsi, vuole dire del suo vissuto e chiamare per nome i tanti errori o le situazioni, che lo hanno portato ad imbattersi nei briganti.

Quasi sempre anche se non praticante in Chiesa, cerca una parola di speranza , di incoraggiamento e di fiducia. Vuole sentirsi forte della certezza che esiste UN DIO, CHE NON CI HA MAI ABBANDONATO E MAI LO FARA’.

Quindi il Papa ci invita ad ABITARE IL NOSTRO TEMPO, che, può essere quello ordinario o quello della pandemia e in questo tempo ottimizzare la nostra vita e quella di chi ci vive accanto, senza ignorare i disagi e le piaghe purulenti, che volentieri evitiamo.

Infine penso che tra le regole della gratuità nell’AMORE e nella CARITA’, è bello considerare la cura del CREATO, per preservarlo e conservarlo alle generazioni future.

Germana Pollio

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